Giornalismo in Siria: appello per il giornalista Austin Tice #FreeAustinTice

Giornalismo in Siria: appello per il giornalista Austin Tice #FreeAustinTice

Austin Tice* scelse di andare in Siria come giornalista freelance per raccontare il conflitto in corso. Il 13 agosto  2012, due giorni prima il suo 31′ compleanno, scomparve mentre si stava preparando per partire da Daraya, vicino Damasco in Siria, alla volta di Beirut in Libano.

I genitori di Austin Tie durante la conferenza stampa di presentazione della campagna

I genitori di Austin Tice durante la conferenza stampa di presentazione della campagna

La sua famiglia sa che è ancora vivo e che non è nelle mani dell’Isis e lancia insieme a Reporter senza Frontiere una petizione rivolta al Presidente degli Stati Uniti perché il governo americano faccia tutto quanto è possibile per liberarlo.

Come Reporter Senza Frontiere racconta costantemente la Siria è il Paese più pericoloso al mondo per i giornalisti: da quando sono iniziate le rivolte nel marzo 2011, centinaia di giornalisti e citizen-journalists sono stati arrestati, rapiti o uccisi da diverse parti coinvolte nel conflitto.  I giornalisti locali, in particolare, hanno pagato un alto prezzo nella loro lotta per la libertà di informazione. 

Vi invitiamo a firmare la petizione.

La campagna #FreeAustinTice, lanciata da Reporters Without Borders, mira ad attirare l’attenzione sulla sorte del giornalista e ha il supporto di Gannett & USA TODAY, GlobalPost, Hearst Newspapers Group, National Press Club, Newseum, New York Times, TalkRadioNews, The Atlantic Media Group,  The GroundTruth Project, The Huffington Post, The McClatchy Newspapers, The Washington Post.

*I reportage di AustinTice sono stati pubblicati da McClatchy Newspapers, Washington Post, Associated Press, AFP,  CBS, NPR e BBC. Ha ricevuto nel 2012 il George Polk Award per reportage di guerra e, sempre nel 2012, il McClatchy Newspapers President’s Award.

La famiglia ha creato un sito dedicato a Austin Tice e a tutte le iniziative in campo per chiedere la liberazione del figlio. Per visitarlo clicca qui