Inviati speciali, nel carcere a cinque stelle

Inviati speciali, nel carcere a cinque stelle

Abbiamo chiesto a Paolo Aleotti, membro della giuria del nostro Premio, di raccontarci “Radioreporter”, una straordinaria esperienza di giornalismo in corso nel carcere di Bollate, che da quest’anno inizia una collaborazione con il Premio Roberto Morrione.

“Radioreporter“ è un laboratorio di approccio al documentario radiofonico che conduco, dal 2013, all’interno del carcere di Bollate.

La prima edizione è servita a rodare il metodo e a testare il desiderio dei detenuti di impegnarsi in un’attività distante dal vissuto di molti di loro. Difficilissimo, per tanti, immaginare di potersi trasformare in Inviati Speciali, avendo come limite  l’altissimo muro di cinta che li reclude dal mondo. Eppure hanno fatto domanda di partecipazione in 75; tra questi sono stati selezionati 30 detenuti (25 uomini, 5 donne), che hanno prodotto, dopo alcuni mesi di laboratorio, un audio documentario sulla vita del carcere stesso.

bollate 3La seconda edizione si è arricchita di una novità interessante. All’interno della Casa di Reclusione (che si trova alle porte di Milano) si sono incontrati stavolta, due volte alla settimana, per la durata di due mesi, 20 detenuti (17 uomini e 3 donne) e 8 studenti (3 ragazzi e 5 ragazze) dell’Università Cattolica di Milano.

Due mondi diversi e paralleli si sono conosciuti e confrontati, hanno iniziato a sperimentare microfoni, registratori, programmi di montaggio e lavoro collettivo. Hanno scelto un tema semplice e universale: il cibo, che alla vigilia di Expo 2015 e negli spazi ristretti di un luogo di sorveglianza dai tratti sperimentali, come Bollate, assume connotazioni e significati complessi e particolari.

Il risultato di questi due mesi densi di emozioni e conoscenza è il documentario radiofonico “Cibo in carcere” (durata 20’30”), interamente realizzato dal gruppo di detenuti e studenti.

Esperienze di vita e sensibilità lontane tra loro trovano, attraverso la ricerca del linguaggio radiofonico e nello studio di un tema tanto elementare (il cibo) un filo comune.

Il cibo è potere, il cibo è convivialità, è cura, attenzione, amore, momento di riscatto o di frustrazione. Cartina di tornasole per misurare distanze e vicinanze tra chi si affaccia alla vita adulta e chi, avendo sbagliato, cerca la possibilità di reinserirsi nel tessuto sociale.

L’audiodocumentario è un “coro”, il flusso di tante voci tese a ricostruire la verità di un’esperienza collettiva fuori dell’ordinario. Si è avvalso dell’apporto di tutte e 28 le persone che hanno partecipato al laboratorio. Naturalmente si tratta di un risultato non privo di imperfezioni, ma credo che il suo valore sia anche nella sua natura di work in progress. La fotografia mediatica che ne emerge è in nettissimo contrasto con l’immaginario collettivo, costellato di violenza e sovraffollamento, mali endemici dei carceri italiani. Contro cui la “dieta Bollate”, tanto per restare nel linguaggio culinario, sembra poter avere un ottimo effetto.

La terza edizione, che inizia in questi giorni, ha in serbo una novità ancora più grande. Il laboratorio Radioreporter allarga infatti la propria visuale e la propria vocazione. Ai microfoni della radio si aggiunge l’obiettivo di una telecamera. Il risultato sarà stavolta un video documentario, che verrà presentato come evento speciale della quarta edizione del Premio Morrione.

                                                        Paolo Aleotti

p.s.: Nelle prossime puntate, la presentazione del Carcere di Bollate e dei detenuti che frequentano il corso di Radioreporter