Le mani sul fiume: l’inchiesta tra tempo, tecnologia e criminalità

Le mani sul fiume: l’inchiesta tra tempo, tecnologia e criminalità

di Giulia Paltrinieri*

Chi mi conosce sa bene che, quando serve, difficilmente la fortuna gira dalla mia parte. E diciamo che, al momento del bisogno, se il caso potesse spingermi nella direzione del vento, di solito decide di soffiare controcorrente. Ma visto che le tradizioni vanno rispettate, anche quando è cominciata l’avventura del Morrione , non ho voluto essere da meno. D’altronde ogni avventura che si rispetti porta con sé la sua serie mirabolante di incidenti di percorso.

Una lotta contro il tempo. Scadenze, appuntamenti, consegne: da subito riuscire a incastrare interviste e riprese, con quel risiko di scarabocchi sull’agenda, è stato un vero mandato di velocità. Se la giornata la devi passare in redazione, allora i viaggi verso il Fiume meglio progammarli all’alba o a notte fonda, cercando di portare a casa un mezzo risultato e arrivare in tempo al lavoro. Missione compiuta, devo dire. Anche se, in un solo mese, mi sono guadagnata tre multe per eccesso di velocità e diversi punti in meno sulla patente. L’aveva detto anche il Re del Po: “Cara mia, non capisco perché vuoi fare due cose insieme, che alla fine le fai male tutte e due”

In lite con la tecnologia. Batterie che si scaricano, programmi che saltano, memorie che non salvano. Davanti a matasse di cavi impossibili da districare e annunci terribili come “Sessione chiusa inaspettatamente”, credo che tutti noi abbiamo più volte sognato di rispolverare pellicole e vhs. Poi il mio computer nuovissimo (e costosissimo) ha deciso finire ko per un semplice aggiornamento, mandando in tilt anche i tecnici dell’assistenza e richiedendo la totale formattazione dei dati. Ed ecco lì, a un mese dalla consegna, dopo aver scomodato tutti i santi del paradiso, ho deciso che nella prossima vita mi voterò a computer grigi dell’anteguerra e salverò tutto su un floppy disc.

La mia battaglia contro la criminalità. Dici inchiesta e pensi a quel giornalismo che fa le pulci ai potenti e prova a smascherare criminalità e malaffare. In questo caso però la mia personale crociata di legalità, è contro quel ladruncolo bolognese che ha deciso di rubarmi il telefono dallo zaino. In una notte piovosa di maggio, con ancora il computer bloccato in assistenza. Ora ne ho comprato uno nuovo e la scheda è stata bloccata. Però potete immaginare cosa può pensare un giornalista quando perde gran parte della sua rubrica telefonica e passa le sue giornate a riesumare vecchi blocchi di appunti e post it di passaggio. Nel tentativo di ristabilire un contatto con quell’intervistato a cui aveva promesso che non sarebbe mai sparito.

Una sorta di guerra fredda. Si sa che questa è la terra di Peppone e Don Camillo, con la chiesa da una parte e la casa del popolo dall’altra. Però quando io e Cesare abbiamo programmato per filo e per segno di andare a fare delle riprese nella piazza di Brescello, studiando al dettaglio l’orario in cui sarebbe stata deserta e silenziosa, mai ci saremmo aspettati questo: una campana gigante di nome “Sputnik”, innalzata davanti al campanile, acclamata da una folla di persone che sembravamo uscite da un romanzo di Guareschi. Anche il nostro drone alla fine è stato preso dallo sconforto ed è stato abbattuto, come in guerra, perdendo un’elica. Dopo aver colpito un pioppo di pianura, diventato più pericoloso di un obiettivo militare.

Insomma, alla fine ho imparato a trovare una soluzione (quasi) a ogni cosa, a lavorare su 4 dispositivi contemporaneamente, a salvare le cose importanti su qualsiasi supporto a disposizione, a tenere sempre gli stivali da alluvione nel baule della macchina. Perché a parcheggiare l’auto vicino al Fiume, non si sa mai. Ci ho rimesso un po’ di punti dalla patente, qualche sosta all’autolavaggio e diverse ore di sonno. Ma va bene così. Perché l’unica volta che la fortuna ha girato dalla mia parte, mi ha permesso di avere questa occasione. Facciamo in modo che non vada sprecata.

“Fai quel che devi, accada quel che può”

*Giulia Paltrinieri è finalista della sesta edizione del Premio Morrione con il progetto di webdoc d’inchiesta “Le mani sul fiume”