Mafia capitale: il “sistema campi rom” che fa soldi sulla pelle degli esclusi

Mafia capitale: il “sistema campi rom” che fa soldi sulla pelle degli esclusi

di Elena Risi*

“Quello che noi facciamo è una cosa, quello che deve risultare è un’altra. E deve risultare una bonifica”. Sono le parole emerse dalle intercettazioni di Emanuela Salvatori, funzionaria del Comune di Roma a capo dell’Area Inclusione Sociale dell’Ufficio Rom, Sinti e Camminanti, condannata a 4 anni nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale. (nella foto di apertura mentre riceve una tangente nel suo ufficio in Campidoglio – fermi immagine dei Carabinieri)

L’obiettivo della dipendente comunale è  ben lontano dal concetto di inclusione e si avvicina piuttosto all’intento – ben riuscito – di trasformare i “campi rom” in  miniere d’oro, ricorrendo a mazzette e falso in atto pubblico per l’assegnazione degli appalti.

Dopo le indagini sulla “cupola” romana che nel 2014 avevano scoperchiato il “mondo di mezzo” della Capitale, lo scorso giugno sono stati eseguiti nuovi arresti. Le autorità hanno specificato che questa nuova inchiesta è slegata da “Mafia Capitale” ma, di fatto, ne è in parte una prosecuzione.

campo-rom-lapresseTra i nuovi arresti salta all’occhio il nome di Roberto Chierici, detto anche il “re delle bonifiche”. Era amministratore della cooperativa “Ra.la.m.”, incaricata dal Comune di Roma di effettuare bonifiche che spesso non venivano mai eseguite. La gestione dei fondi pubblici destinati a queste presunte manutenzioni erano gestiti infatti in maniera del tutto arbitraria: i funzionari comunali e gli amministratori della cooperativa manipolavano i preventivi gonfiandoli o retrodatandoli, definivano “urgenti” gli interventi ma solo sulla carta.

Addirittura la polizia locale ha documentato un episodio in cui l’eternit “smaltito” dalla ditta di Chierici era stato in realtà interrato all’interno del “campo rom” della Cesarina. Alessandra Morgillo, arrestata lo scorso giugno, era dipendente comunale e collega di Emanuela Salvatori all’Ufficio Rom. Nella sua confessione, quando parla della gestione dei lavori all’interno dei “campi rom”, racconta di un “sistema” collaudato che si è trasformato in vero e proprio business.

Di come queste discariche abusive fossero diventate un affare fruttuoso – sia per le ditte che smaltiscono nei “campi” in maniera illegale, sia per gli assegnatari delle bonifiche – si era già parlato nell’inchiesta video “Anello di fumo”, vincitrice del Premio Roberto Morrione 2014.

Da questa era emerso come i roghi tossici di cui tanto si parla ultimamente non sono che l’ultimo anello di una catena di illegalità e corruzione che sta a livelli ben più alti del furgoncino che gira la città per raccogliere e rivendere il ferro. C’è l’intero “sistema campi” che fa soldi sulla pelle degli esclusi.

Tuttavia l’8 luglio, a distanza di pochi giorni dai nuovi arresti, il Comune ha indetto un bando per un nuovo “campo rom” nel municipio XV attuando una Determinazione Dirigenziale dell’amministrazione Tronca risalente al 16 giugno 2016. L’importo posto a base di gara è di 1.549.484 euro, per un periodo di gestione di 15 mesi.

Quando il mini parlamento municipale si è riunito in Consiglio il 27 luglio ha votato unanimemente per una richiesta di ritiro del bando ma, nonostante l’amministrazione del M5S si sia sempre espressa in favore di un processo di superamento dei campi, il 9 agosto il Consiglio Comunale ha bocciato la mozione del XV municipio.
Superare i “campi” costruendone di nuovi non sarebbe una scelta contraria solo alla logica e al buon senso, ma rappresenterebbe anche una violazione della Comunicazione 173/2011 della Commissione Europea che già quattro anni fa chiedeva esplicitamente il superamento dei ghetti monoetnici per soli rom.

*Vincitrice del Premio Morrione 2014 con l’inchiesta “Anello di Fumo”