Premio Morrione: “Vincono inchieste che sarebbero piaciute a Roberto”

Premio Morrione: “Vincono inchieste che sarebbero piaciute a Roberto”

Incontriamo Mara Filippi Morrione, portavoce del Premio giornalistico Roberto Morrione, fuori dal Pala Congressi di Riccione, uno dei luoghi di incontro del Premio Ilaria Alpi.
Proprio sul palco del Pala Congressi stasera saliranno durante la serata di premiazione del Premio Alpi i vincitori del Premio Morrione, un premio nato dalla volontà di tenere viva la memoria e gli insegnamenti del giornalista Roberto Morrione premiando giovani giornalisti e sostenendoli nella realizzazione dei progetti destinati a diventare inchieste televisive.

 Nel pomeriggio sono stati proclamati i vincitori del primo posto: si tratta dei giovani giornalisti che hanno realizzato le inchieste “Anelli di fumo” e “I camion degli altri”. Seconda classificata l’inchiesta “Una storia sommersa”.

Il Premio è arrivato alla sua terza edizione. Quale è il bilancio di questa esperienza?

Il bilancio è certamente positivo. In particolare, quest’anno siamo rimasti piacevolemente colpiti dall’età dei partecipanti. Pur restando il limite dei 31 anni di età, abbiamo dei partecipanti molto giovani come uno dei vincitori che ha solo 22 anni. Nonostante l’età anagrafica sono attenti, dimostrano una solida formazione e sono ragazzi con grandi esperienze all’estero. Si formano in modo completo e fanno delle interviste molto serie. Sono professionisti preparati e lo dimostrano anche durante i festival italiani e internazionali ai quali partecipiamo e dove, in qualità di autori, vengono  intervistati dal pubblico presente con interesse. Addirittura, quest’anno,  abbiamo ricevuto la proposta di un gruppo di studenti che in Egitto  ha creato una rete di freelance italiani in grado di coprire tutti gli eventi del Paese.

Quali le novità di questa edizione?

Da quest’anno abbiamo deciso di allargare ulteriormente l’esperienza della formazione per questi giovani professionisti: oltre a far realizzare e produrre l’inchiesta con il tutoraggio, giornalistico, tecnico e legale abbiamo iniziato con una produzione cartacea delle inchieste vincitrici. In questa nuova avventura ci accompagna la casa editrice KOGOI che si è lanciata nella pubblicazione di questa collana di inchieste. I ragazzi quindi hanno lavorato anche alla versione cartacea del loro progetto giornalistico.

Tornare alla carta sembra un po’ anacronistico  ai tempi del webdoc, ovvero una multimedialità sempre più audace e imprescindibile. Perché questa scelta controcorrente?

Abbiamo riscontrato delle carenze di scrittura nelle proposte di soggetti proposti. Nel giornalismo, invece, saper scrivere bene è uno dei requisiti fondamentali. Per questo motivo abbiamo deciso di insistere sulla scrittura, sperimentando anche il confronto con l’editore. Il premio vuole essere anche una scuola per recuperare la padronanza del testo e allargare il lessico, fondamentali per poter presentare le proprie idee, i propri progetti di inchiesta in modo efficace al pubblico.

Quali sono gli argomenti trattati quest’anno?

Abbiamo tre inchieste: “Una storia sommersa” sul trafugamento di reperti archeologici dall’Egitto, poi “Anello di fumo” che tratta di roghi di  rifiuti non smaltiti nella capitale Roma, infine “I camion degli altri” sulla condizione di vita e lavoro dei camionisti italiani.

Il Premio è un osservatorio privilegiato sullo stato di salute del giornalismo….

Si, grazie al premio riusciamo a monitorare da vicino le nuove leve del giornalismo. Sono giovani giornalisti che non si danno assolutamente per vinti o battuti dal contesto complesso in cui si trovano ad operare in questi anni. Sono “vivi e vegeti” e impegnati nel prepararsi al meglio nel loro mestiere. Studiano lingue, fanno esperienze in Libano o in Estremo Oriente. Sono molto svegli, ricettivi e hanno una grande curiosità. Sono attenti alla realtà nella quale vivono, e ogni anno arrivano sempre piu inchieste dall’Italia e dall’estero.

Queste nuove leve riescono ad innestarsi nella “pianta” più vecchia del giornalismo italiano? 

E’ una domanda molto complessa.  Sappiamo quali siano gli scalini, gli ostacoli, che i giovani incontrano in questo mestiere. Il mercato dell’informazione, inoltre, sembra molto saturo e privo di tutele per i più giovani. Il passaggio di testimone non sarà facile.

Che fine Hanno fatto i vincitori delle passate edizioni? 

I “vecchi vincitori” sono molto affezionati al percorso del Premio e alle attività che si svolgono durante l’anno. Le precedenti inchieste, inoltre, continuano ad essere incisive nel dibattito pubblico. Ad esempio, la prima inchiesta sulle “Miniere di Stato” è riuscita a sollevare quattro interrogazioni parlamentari.

Quanto queste inchieste si avvicinano al giornalismo che  Roberto Morrione amava?

Credo che queste inchieste sarebbero piaciute a Roberto perché spesso partono da elementi parziali, da dettagli, da piccoli aspetti di un fenomeno e poi grazie all’inchiesta e all’indagine giornalistica, proprio come diceva Roberto, portano alla scoperta, alla notizia.

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L’intervista a Mara Filippi Morrione è stata realizzata da Alessandra Tarquini per LiberaInformazione.it