“Antonio Russo. Uno scrupoloso reporter di cuore”: nuovo libro inchiesta sul giornalista di Radio Radicale

E’ in uscita in questi giorni il libro “Antonio Russo. Uno scrupoloso reporter di cuore” (Casa Editrice Carabba, 2026) di Jacopo Ottenga Barattucci, finalista nel 2021 del Premio Roberto Morrione con il radio-podcast di inchiesta “La congiura del silenzio” proprio sull’omicidio irrisolto del giornalista di Radio Radicale Antonio Russo.
La prima presentazione si terrà sabato 17 gennaio 2026 alle ore 18:00 presso il Foyer di Palazzo Sirena a Francavilla al Mare.

Sinossi del libro
Il 16 ottobre del 2000, in un sentiero di campagna nei dintorni di Tbilisi, un pensionato scopre il corpo di un uomo con il torace fracassato. È Antonio Russo, reporter diventato popolare l’anno precedente in Kosovo quando restò il solo occidentale a raccontare l’ultima fase della pulizia etnica perpetrata dai serbi. In Georgia aveva raccolto significativa documentazione sulle armi proibite utilizzate dalle milizie russe sui civili ceceni, e proprio in quei giorni doveva rientrare in Italia. Sin dalle prime battute le indagini georgiane appaiono viziate da ambiguità e depistaggi, mentre l’inchiesta parallela della Procura romana si dipana su basi incerte e il solo indiziato si rivela estraneo all’omicidio. Attraverso un lavoro certosino, Ottenga Barattucci ricostruisce l’intensa vita del giornalista e smonta pezzo pezzo la duplice inchiesta sull’omicidio mettendo in luce approssimazioni, ambivalenze e omissioni, e non ultima, per ragioni e in forme diverse, la sudditanza di entrambi i Paesi alla Russia di Putin. Ed è forse questa la ragione prima per cui nessun colpevole e nessuna verità sono stati accertati e Antonio Russo, e il suo esemplare stile d’informazione che imbarazzava il potere smascherando responsabilità e realtà scomode, sono naufragati nel mare dell’oblio.

Breve estratto dalla Prefazione di Barbara Schiavulli, direttrice di Radio Bullets e tutor dell’autore quando è stato realizzato il podcast: “Non c’è vittoria per un giornalista di guerra. C’è solo la possibilità di lasciare una traccia. Per questo si parte. Si lascia la scrivania, la polvere del mondo civile, per infilarsi in luoghi dove la verità ha le gambe spezzate. Antonio Russo non era un santo, né un eroe. Era una spina nel fianco. Non stava mai dove gli dicevano di stare. Non cercava protezioni né riflettori. Amava stare dove gli altri non volevano guardare. Antonio Russo è morto per esserci. Jacopo Ottenga Barattucci scrive per non lasciarlo morire due volte. Questo libro non è un monumento, né un santino. È un viaggio dentro la verità mutilata, dentro la memoria che punge, dentro la necessità di raccontare anche quando non conviene. È la prova che il giornalismo, se fatto davvero, è un atto di umanità e disobbedienza insieme”.

Breve estratto dalla Postfazione di Giorgio Fornoni: “In Russia è molto difficile parlare di fatti che vanno contro il potere. Per anni ho frequentato quel mondo e ho sempre saputo che parlarne costituiva un pericolo. Molti giornalisti hanno pagato per raccontare la verità. Antonio Russo e la mia amica Anna Politkovskaja, ad esempio. Quando le chiedevo se avesse paura del Cremlino, rispondeva che tutti hanno paura del Cremlino, ma che, paura o no, quella era la sua professione”.

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