
di Marianna Donadio e Dora Farina
finaliste 14′ edizione del Premio Roberto Morrione
Chi di noi si muove in contesti di attivismo sa che non vi si spendono molte parole dolci per lə giornalistə.
Non sono difficili da intendere le motivazioni dell’odio per la categoria. Per coloro che fanno di certe tematiche il lavoro e la lotta di una vita, chi sceglie la nostra strada prende facilmente le sembianze di un avvoltoio, pronto a saltare sulle carcasse altrui alla ricerca della notizia. L’informazione è spesso così.
Troppo spesso i tempi stretti delle scadenze ci mettono nella posizione di usare le nostre fonti, trascurandone la sicurezza e il lato umano.
Se alla questione della sicurezza si può ovviare anche in tempi brevi, assicurandosi di utilizzare i migliori sistemi disponibili in termini di archiviazione e tracciabilità digitale o garantendo l’anonimato quando necessario per le fonti più esposte, curare l’aspetto umano richiede invece tempi molto più lunghi. Tempi per cui poche persone, in Italia, sono disposte a pagare e che in poche, come freelance, si possono permettere.
Curare i rapporti con le fonti più a rischio significa avere il tempo di partire dal presupposto che non ci debbano nulla. Costruire fiducia, confrontarsi e condividere gli scopi del lavoro.
Se da un lato i tempi brevi dell’informazione inibiscono testimoni chiave dall’esporsi, dall’altro fanno il gioco di chi è in una posizione di potere. Le scadenze serrate giovano a tutte le istituzioni che possono nascondersi dietro i tempi infiniti della burocrazia, dietro alle formalità che fanno rigettare una richiesta Foia o che fanno ritenere a chi di dovere di poterla ignorare del tutto. Perché non abbiamo il tempo e le risorse di impugnare una violazione dei nostri diritti da giornalistə, da cittadinə.
Il giornalismo d’inchiesta, di approfondimento, si trova di fronte alla sfida di dimostrare che non vogliamo nutrirci di nessuna carcassa. Che c’è ancora chi è disposto ad investire in un lavoro a cui vengono concessi il tempo e la dignità di un’investigazione, di una ricerca fatta su misura umana. Il Premio Morrione ci mette in mano questa possibilità, insieme ad un gruppo di esperti che ci ricorda quotidianamente che l’informazione non si fa da solə, che solo insieme possiamo restituire all’esterno la complessità dei temi che affrontiamo, senza lasciare indietro nessuno.





