
di Stefano Lamorgese
vicepresidente dell’associazione Amici di Roberto Morrione ETS e giornalista di Report Rai 3
Il 4 giugno è una data speciale. È il genetliaco di Roberto Morrione, nostro amico e nume tutelare. Nato nel 1941, quest’anno avrebbe compiuto ottantacinque anni, ma arrivò appena a sfiorare i settanta. Così va il mondo: la vita non è mai troppo lunga, né sappiamo quando la commare secca, come si dice a Roma, verrà a bussare alla nostra porta.
In questa ricorrenza uno di noi dell’associazione Amici di Roberto Morrione, ogni anno, si assume il compito di condividere un ricordo di Roberto. È un gesto antico: come portare un tributo, un dono fatto di parole sulla sua tomba. Ne sono molto onorato. Ma non per questo mi lascerò obnubilare dalla tentazione omiletica che, in queste circostanze, va tenuta a bada con fermezza.
Ecco perché mi piace ricordare un piccolo episodio che mi vide coinvolto direttamente.
Era febbraio. Sopra Saxa Rubra un cielo grigio scuro incombeva sulla redazione di Rainews24.
Tra alti e bassi, circondati da un’azienda quasi sempre ostile, si arrancava pedalando senza sosta nel ciclo quotidiano delle notizie, inseguendo però prospettive sempre molto ambiziose. Scarsità di risorse, investimenti tecnologici costosi, gestione complicata dalla novità, oggettiva, dell’alimentazione di un canale sempre aperto e acceso sul mondo… Soprattutto: eravamo troppo pochi, in quei primi anni. Tra questi, anche un gruppo di collaboratori ai quali la Rai offriva rinnovi contrattuali al massimo ribasso. Frenato da queste pastoie, Roberto Morrione si districava con la sua ben nota energia, talvolta soccombendo, talaltra prevalendo. Non era mai avaro di orizzonti. Faceva anche promesse a chi, tra di noi, attendeva un lavoro meno precario e più dignitoso.
In una fase particolarmente aspra dell’eterno confronto con l’azienda, Roberto si vide rifiutare più volte il rinnovo di alcuni contratti e quindi fu costretto a non rispettare la parola data, la promessa fatta. Eravamo, si diceva, nel febbraio 2002 e un mattino, all’ennesima fumata nera, con l’intento di sollevare pubblicamente la questione dei precari disoccupati, presi carta e penna e scrissi e firmai un volantino polemico che poi affissi nella bacheca redazionale, nel corridoio, sotto gli occhi di tutti.
C’era scritto, suppergiù: “NON VI FIDATE MAI DEL PADRONE, ANCHE SE HA I BAFFI ED È UN COMPAGNO. IL DIRETTORE – CHE QUI RAPPRESENTA GLI INTERESSI DELL’AZIENDA – DEVE RISPETTARE LA PAROLA DATA”.
Non erano passati nemmeno dieci minuti dall’affissione del mio piccolo tazebao che Roberto, sventolando il foglio strappato dalla bacheca, entrò urlando nella mia stanza, puntò il dito contro di me ed esclamò: “Sei un brigatista!” e la cravatta fremeva sotto i suoi baffi. Lo vidi uscire, infuriato, con i lembi della giacca che oscillavano mentre pestava i piedi sulla moquette color vomito che decorava il pavimento. L’avevo fatto proprio incazzare.
Perché ricordare questo episodio quasi insignificante?
Perché spiega, a mio avviso, alcuni aspetti della personalità di Roberto, spesso rimasti nell’ombra. Alludo alla persona, all’uomo; non certo al direttore. L’abbigliamento di Roberto era, di solito, quello del burocrate comunista: colori tenui e spenti, sempre in cravatta, nessuna civetteria. La sua era una divisa da lavoro. Le parole di Roberto non erano mai gratuite, spese a caso. Se mi aveva apostrofato con quel “Brigatista!”, un urlo che gli era sgorgato dal cuore, aveva voluto esprimere tutto il suo disappunto e il suo dispiacere verso di me, che sembravo non apprezzare abbastanza i suoi sforzi, anzi: li denunciavo come insufficienti e persino ipocriti.
Quel giorno imparai che il Roberto militante e il Roberto direttore erano la stessa persona: il dolore che la scelta terroristica, vent’anni prima, aveva inferto alla sinistra e al suo intero universo di comunista democratico era improvvisamente riemerso – con una sola parola! – in tutta la sua asprezza. E fu proprio allora che cominciai a capirlo meglio e ad ammirarne la sincerità. Una dote rara che aumenta la nostalgia.
Buon compleanno, compagno Morrione.




