
di Natalie Sclippa e Paolo Valenti
Vincitor3 Premio Riccardo Laganà 2026
Rete, relazioni, ricerche: questo primo mese di inchiesta per il premio Laganà ha ruotato intorno a queste tre parole, per riuscire a imbastire la trama della storia che andremo a raccontare.
Abbiamo trascorso queste settimane a cercare e chiedere documenti e a chiamare chi, sui territori, può raccontarci con voce autorevole cosa sta accadendo.
Per noi, il giornalismo è fatto di ascolto attivo e scarpe da consumare: per riuscire ad andare dove serve, c’è bisogno di studio e orientamento. Ecco perché ci siamo affidati da subito ai professionisti messi a disposizione dalla rete dei Premi Morrione e Laganà, perché ci dessero alcune coordinate per disegnare la rotta giusta.
La cartella condivisa si sta già riempiendo di spunti, idee, delibere, circolari per ricostruire cosa sia successo. Dal prossimo mese, inizieremo le trasferte, per toccare con mano (e riprendere!) l’interconnessione tra conflitti ambientali e sociali, segnalando le storture di sistemi estrattivisti che danneggiano flora, fauna ed esseri umani.
L’opportunità di fare inchiesta prendendosi il giusto tempo ha un significato che va ben oltre il mestiere in sé: è l’occasione per fare davvero un servizio alle comunità, ai cittadini e alle cittadine e a chiunque viva nel nostro Paese.
Fare i conti per rendere conto delle scelte e delle loro conseguenze sulla popolazione, non solo umana, può mettere a nudo processi decisionali veloci e opachi. Perché a rimetterci, in questi casi, sono sempre i più fragili e i meno tutelati. Per loro, esiste il giornalismo d’inchiesta.









