
di Edoardo Anziano, Gabriele Ciraolo e Giovanni Soini
team finalista categoria video inchiesta
Le persone sono diventate volti. Lingue diverse da navigare, distanze da colmare, silenzi da interpretare. I racconti ascoltati dal vivo ci hanno immerso nella storia in un modo che non avevamo previsto: pensavamo di essere già dentro, ma il peso emotivo di queste vite, la loro concretezza, la loro fragilità, ci ha convinti che questo lavoro non è solo nostro. È anche loro. E questo ci impone di farlo nel migliore dei modi possibili.
C’è da viaggiare tanto. Cambiamo città continuamente, con la prospettiva di spingerci ancora più lontano, oltreoceano. Ogni spostamento richiede una preparazione minuziosa: dalla logistica alla tutela delle fonti, dalla sicurezza allo studio del contesto culturale e territoriale. Treni, macchine, bus, aerei. Prenotazioni, incastri multipli, documenti, permessi, rischi da valutare. Inizia a fare caldo, fuori e dentro.
La mole di materiale da studiare e indagare è così grande che a volte sembra impossibile contenerla. Occorre riavvolgere il filo spesso, seguire piste per poi abbandonarle, tornare alla sostanza. Domanda dopo domanda, arriviamo ad affinarne alcune che diventano chiave, da porre alle fonti e da rivolgere a noi stessi. Non c’è una storia unica: ce ne sono diverse, che si intrecciano, e il nostro compito è trovare il senso di questo intreccio senza perdere nessun filo.
Le voci raccolte sono dense, difficili da ridurre. Sarà dura tagliare tanto del materiale che abbiamo. Il trio, però, funziona. Un mix di competenze tecniche, sensibilità psicologiche, tatto. Ci tiene compatti nei momenti in cui il peso dell’inchiesta si fa sentire. Capiamo ogni giorno che passa che questa storia potrebbe non finire mai. E forse è giusto così.





