Interesse, impegno e serietà alla base di ogni inchiesta. Intervista al tutor Udo Gümpel

Giornalista, documentarista investigativo e corrispondente dall’Italia e dal Vaticano per il gruppo della tv tedesca RTL, Udo Gümpel è uno dei tutor giornalistici della 15′ edizione del Premio Roberto Morrione.  Accompagnerà in questo ruolo  la squadra finalista della categoria video inchiesta, composta da Jessica Perra e Davide Traglia 

  • Perché hai accettato il ruolo di tutor del Premio Morrione? Che cosa significa per te?Essendo uno dei fondatori del Premio Morrione, da tempo ero convinto -e sentivo come un mio dovere – che da “giornalista senior” del giornalismo investigativo europeo avrei dovuto trasmettere delle mie esperienze ai giovani giornalisti che per fortuna ancora ci sono. Più che dovere, un mio piacere vedere dei “ragazzi” svolgere con passione e impegno un lavoro investigativo.
  • Cosa ti aspetti dagli under 30 che seguirai nella realizzazione dell’inchiesta?
    Mi aspetto interesse, impegno e serietà del lavoro investigativo, come base assoluta. Perché, tutte le forme di giornalismo investigativo, senza ricerca seria, valutazioni delle fonti, non sono tali, sono vacui esercizi. Inoltre, mi aspetto una grande attenzione agli aspetti specifici della realizzazione di un lavoro in video, al linguaggio “cinematografico” nel raccontare la storia investigativa.
  • Quale consiglio su tutti ti senti di dare agli under 30 arrivati in finale, ora alle prese con il progetto di inchiesta?
    I miei consigli sono quelli della risposta precedente: serissimo lavoro investigativo, poi un grande impegno nella realizzazione, massimo rispetto del pubblico, che deve voler seguire il lavoro.
  •  Quando hai capito che il giornalismo sarebbe stato il tuo mestiere?
    Ho cominciato come ricercatore in astrofisica, per capire i segreti del cosmo, in particolare dei neutrini, particelle così sfuggenti che il fisico che li ha “inventati” (noi fisici diciamo “postulati”), Wolfgang Pauli, nel 1930, non ci credeva nemmeno lui, che un giorno un esperimento li potesse trovare. Invece, 26 anni dopo, solo nel 1956, sono stati scoperti e all’inizio degli anni 90, nel Laboratorio del Gran Sasso, furono trovati tutti i neutrini solari, di cui per decenni si dubitava l’esistenza. Allora: chi ha cominciato la sua vita nella ricerca di una particella “inventata, solo postulata, ma invisibile” può anche accettare una sfida quasi impossibile: trovare gli autori dei massacri delle truppe tedesche in Italia tra il 43 e il 45: anch’essi erano stati dichiarati tutti deceduti, “spariti”, inesistenti, peggio: nessuno li cercava più. Ma noi ci siamo riusciti, come team investigativo della tv tedesca ARD, nonostante fossero passati 55 anni. Allora niente è impossibile, ad un bravo ricercatore, ad un investigatore impegnato. 
  • C’è un’inchiesta che consideri un esempio da seguire? Se sì, quale e perché?Penso che la nostra inchiesta, del team della 1.Rete tv tedesca ARD, dal 1999-2004, che ha portato alla scoperta degli autori delle stragi, che ha portato le magistrature sulla giusta pista, è certamente un ottimo esempio, sono orgoglioso di averne fatto parte.
    (https://www.ns-taeter-italien.org/it/ raccoglie tutte le inchieste realizzate negli anni tradotte in itaiano; le inchieste in lingua tedesca le trovate qui – inchiesta del 2001, 2002, 2004, ndr)
  • Che libro consiglieresti di leggere a chi vuole fare del giornalismo il proprio mestiere?Non consiglio un libro specifico, ma curiosità è letture varie, a 360° e la capacità di mettersi sempre alla prova dei fatti, di non seguire piste “pre-confezionate”, per simpatia ideologica, per antipatia verso certe persone, ma di farsi sempre guidare dai fatti reali, di farsi anche sorprendere dalle scoperte fatte. Come in fisica, il giudizio finale sulle teorie lo dà l’esperimento: anche nel giornalismo investigativo sono i fatti documentati a decidere.