Ciao Italo!

di Luca Ajroldi

Quando nel 1976 Italo Moretti scelse di venire al neonato TG2 di Andrea Barbato cominciammo a conoscerci e frequentarci in una redazione caotica e piena di voglia di fare “giornalismo” televisivo. Italo ne divenne ben presto uno dei volti più popolari per capacità di raccontare i fatti del giorno con competenza e umanità.

Poche righe per ricordare un amico, un collega di lavoro, in un momento in cui il cuore è stretto dal dolore per una perdita. Perché, fuori dalla banalità e dalla retorica, una redazione, quella redazione del TG2, era un po’ la nostra famiglia. Sicuramente passavamo più ore al giornale o sui luoghi dove venivamo mandati, che non in casa. Un collega che ci lascia, come Italo, e come perdere uno di famiglia.

La sera, dopo cena, a Riccione, durante le giornate di giuria per il Premio Ilaria Alpi, Italo Moretti ed io andavamo a fare due passi sul lungomare. Una occasione per parlare con tenerezza e nostalgia del nostro lavoro che stava cambiando, per raccontarci quei momenti vissuti, lui in America Latina, il golpe cileno, le madri di Plaza de Mayo, gli incontri che ti modificano profondamente dentro, io della Cambogia, dell’Afghanistan, degli anni a New York, di quei giorni di lavoro insieme, a Padova, per la gravissima malattia di Enrico Berlinguer. E poi la famiglia, gli affetti, gli inizi della professione.

Italo Moretti, un amico leale, profondo, sincero. Un rigore morale e professionale che ne faceva per noi della sua stessa generazione di giornalisti un modello da seguire. E poi c’era l’affetto per il collega generoso che nelle sedute di lavoro cercava sempre il modo di smorzare i toni, le asperità di qualche discussione più accesa. Italo, amava profondamente questo nostro mestiere fatto di empatia e di racconto, fatto di presenza e testimonianza per raccontare cosa si è visto.

Andrà Vianello ha scritto” fortunati noi che abbiamo avuto la fortuna di stargli affianco” tutti questi anni di lavoro insieme. Concordo in pieno. Ciao Italo.