
di Daman Singh, Bianca Turati e Iman Zaoin
“Ma voi volete fare i giornalisti?”
La domanda del nostro tutor, Diego (Gandolfo, ndr), ci coglie un po’ alla sprovvista. Per un attimo cala il silenzio.
La verità è che nessuno di noi ha mai immaginato davvero di diventare giornalista. Né ci saremmo aspettati di avere un giorno l’opportunità di lavorare fianco a fianco con un team di esperti del settore. A spingerci a candidarci per questa esperienza non è stata un’ambizione precisa, ma piuttosto la volontà di uscire dalla comfort zone della ricerca e dell’accademia. E forse, ancora più profondamente, il desiderio di far emergere una verità.
In questi primi mesi di lavoro, grazie anche al supporto costante di Diego, abbiamo iniziato a comprendere cosa significhi fare giornalismo d’inchiesta. Significa mettere in discussione una narrazione dominante, scavare a fondo, non accontentarsi, non fermarsi di fronte alle versioni ufficiali. Significa anche assumersi delle responsabilità. Ci sono ancora molte domande aperte sul tipo di giornalismo che vogliamo fare, tanti dubbi e conversazioni ancora in corso. Ma una cosa, forse, l’abbiamo capita: la dignità e la sicurezza delle persone vengono prima della notizia. Proteggere chi ci affida la propria storia è un principio non negoziabile.
Per questo, il primo passo concreto è stato incontrare alcune di queste persone, e finalmente avviare un dialogo diretto dopo mesi di email, messaggi e brevi telefonate. La nostra prima trasferta, in Sicilia ad aprile, è nata proprio da questa esigenza.
Abbiamo incontrato donne e uomini le cui esperienze, strettamente legate al tema della nostra inchiesta, ci hanno aiutato a capire meglio la complessità della realtà che stiamo cercando di raccontare. Ci hanno dato nuove prospettive, aperto piste inaspettate.
Ma non è stato solo un viaggio fatto di incontri. Uno degli obiettivi principali era anche esplorare il territorio, entrare in sintonia con i luoghi. Con la nostra Peugeot a noleggio, abbiamo percorso chilometri su strade sconosciute, lasciando che la nostra immaginazione iniziasse a tradurre parole e appunti in immagini.
Dopo qualche secondo di silenzio, è Bianca a rompere l’attesa: “Per ora sappiamo con certezza solo una cosa: vogliamo dare il massimo per realizzare questa inchiesta.”
Diego annuisce, e nel suo sguardo leggiamo una certa soddisfazione. Ha colto la nostra determinazione, il nostro impegno sincero. Eppure, la sua domanda resta lì, sospesa. Non sappiamo ancora se vogliamo “fare i giornalisti”, ma sappiamo che vogliamo cercare, ascoltare, raccontare. E in fondo, forse, è proprio da qui che si comincia.





