Far combaciare i pezzi. Senza forzare. Cosi nasce l’inchiesta. Diario di Perra e Traglia

di Jessica Perra e Davide Traglia

Ma quanto è sfiancante cercare qualcosa nei portali pubblici italiani? A volte sembra che il lavoro sia questo: aprire una piattaforma, chiuderla, riaprirla da un altro browser, chiedersi se il problema sia il server o noi. Visure camerali, allegati, file condivisi che diventano sempre più lunghi. «Aspetta, ma questa è la versione aggiornata?». «Io ieri ho fatto una copia, modifichiamo da lì?».

Le telefonate sono diventate una parte fondamentale del lavoro. Chiamare per chiedere conferma di un dettaglio, richiamare per essere sicuri di non aver capito male, farsi passare un contatto che forse può aiutarci, questa volta per davvero. 

Poi ci sono i momenti in cui serve fermarsi e mettere ordine. «Che ne dici se ne parliamo dal vivo? Magari in un bar, con Udo». «Facciamo a distanza, questa volta, che sono tornato a Caserta per qualche giorno». La parte più difficile spesso non è trovare i documenti, ma capire cosa stanno davvero dicendo insieme. Mettere in fila pezzi che arrivano da strade diverse, senza forzarli a combaciare troppo in fretta, senza trasformare le ipotesi che abbiamo in scorciatoie.

Stiamo imparando che il tempo speso a verificare non è mai tempo perso, anche quando significa tornare indietro per l’ennesima volta. Riaprire un file, ricontrollare una data, riguardare un nome già letto dieci volte.

Per ora il nostro lavoro è stato soprattutto questo: serate passate al computer, treni presi molto presto al mattino, chiamate più lunghe del previsto, link sparati in chat, note vocali da ascoltare a 2x. Il prossimo sarà un mese bello intenso, in cui ci staccheremo finalmente dal pc e ci metteremo davvero in viaggio. Non vediamo l’ora.