Flavia Grossi

    vincitrice settima edizione del Premio Morrione 

    con la video inchiesta “Doppia Ipocrisia“.

    Flavia Grossi nasce a Napoli nel dicembre del 1993 ma dopo un breve periodo siciliano si stabilisce con la sua famiglia nell’Agro Pontino, dove trascorre l’infanzia e l’adolescenza. Qui ha la possibilità di vivere a stretto contatto con la natura e soprattutto con il mare, ancora oggi infatti il suo rifugio più sicuro è tra le incontaminate dune di Sabaudia. Frequenta il liceo classico a Latina. Si iscrive quindi all’indirizzo cinematografico e si diploma nel 2012. Durante questi anni conosce quella che presto diventerà molto più della sua migliore compagna: Stefania Ferrari. Con lei condivide tutti i suoi più cari interessi a partire dalla storia del cinema per arrivare al blues, passando dall’antifascismo e dalle politiche sociali. Insieme a Stefania infatti si tuffa nel mondo del volontariato presso la casa famiglia “Silima” e l’Avis. Dopo il diploma si trasferisce a Roma dove frequenta architettura presso l’ateneo di Roma Tre. Grazie a questi studi impara ad utilizzare programmi di progettazione e design che le permettono di lavorare saltuariamente come grafica.

    Le sue passioni e la sua spensieratezza subiscono una brusca frenata la notte tra il 29 e 30 Marzo del 2013, quando Stefania perde la vita in un incidente stradale di ritorno dal suo compleanno festeggiato con Flavia. Gli anni di studio a Roma sembrano dilatarsi in una monotonia dormiente e Flavia smarrisce cosi la motivazione per continuare la sua strada nel mondo accademico dell’architettura, dove percepisce una sorta di ingiustizia nelle pratiche che sono alla base dell’edilizia. Decide però di trasformare questa sua rabbia in qualcosa di costruttivo con la sua tesi “Fabbricando case”, con la quale consegue la laurea triennale in Scienze dell’Architettura nel 2017. Il suo lavoro si basa sul diritto alla città teorizzato da Lefebvre, analizzando i fenomeni che negano tale diritto. Di contro propone invece altri modi di abitare la città, passando dalla lotta per la casa e le occupazioni, arrivando alla cultura rom e nomade.

    Il lavoro svolto per la stesura della tesi dà nuova forza a Flavia, che insieme ai genitori di Stefania costruisce l’associazione culturale Stefania Ferrari. Decide anche di iscriversi alla scuola di giornalismo investigativo presso la Fondazione Basso. Qui riscopre tutte quelle passioni che aveva abbandonato in una scatola dei ricordi legata a Stefania, riprende per prima cosa la sua macchina fotografica e la sua telecamera, ma soprattutto riscopre la voglia di combattere.

     Oggi Flavia vive a Roma e vuole dedicare la sua vita al giornalismo. 

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