
Così inizia il racconto di come sta nascendo la video inchiesta “Un tratto della tratta” di Giulia Presutti, finalista della quinta edizione del premio Morrione, dedicata al tema della tratta dei profughi eritrei una volta giunti in Italia. Ecco la terza pagina del diario di questa nuova edizione.
Il primo mese di lavoro è trascorso senza grosse novità: ero ancora a Perugia, lontana da Roma e dai luoghi dell’inchiesta. Da lì era difficile avere il controllo della situazione e avanzare veramente nel progetto. Poi, però, il colpo di scena: una mattina, mentre distrattamente guardavo le notizie, me ne è capitata una che mi ha fatto saltare giù dalla sedia. Dieci persone in carcere per qualcosa di molto simile a quello che avevo ipotizzato. Mi ha presa il panico, ho pensato che la mia indagine non avesse più senso.

In effetti il pm mi riceve – e non ne fa mistero – solo perché introdotta da un conoscente che lavora in procura. Parla poco, limitandosi a raccontare a voce quello che si legge nelle carte. Non un’informazione di più. Poi però mi promette il numero di qualcuno che può aiutarmi. E descrive i luoghi interessati dalle indagini: un palazzo occupato, un convento di suore.

Giulia Presutti
Finalista quinta edizione Premio Morrione





