Le mani sul fiume: tribunale di Mantova ordina la bonifica di Cava Caselli

di Giulia Paltrinieri, vincitrice sesta edizione Premio Morrione categoria webdoc

Raccontare una storia partendo da un granello di sabbia. Era quello che volevo fare quando ho iniziato a guardare sotto la superficie del Grande Fiume, cercando le parole giuste per ricostruire le vicende che in tanti mi avevano raccontato, ed è quello che mi ha dato molte soddisfazioni. Ci sono quei giorni, però, in cui le parole diventano pietre e, nel loro piccolo, possono cambiare le cose. E allora la soddisfazione si trasforma in pragmatica completezza. Il giorno in cui è arrivata la sentenza su Cava Caselli è uno di quelli.

La storia di Cava Caselli e di quelle scorie di acciaieria di cui gli ambientalisti chiedevano insistentemente la rimozione era stata la prima scintilla dietro a “Le mani sul Fiume”. I cittadini erano convinti che quel materiale, mai rimosso dopo che gli scavi erano terminati, fosse potenzialmente inquinante e avevano presentato un esposto in Procura. Ora, a non molti mesi di distanza, il Tribunale di Mantova ha ufficialmente sancito la necessità di eliminare il Tenax da Cava Caselli e di procedere al più presto con i lavori di bonifica.

Per il giudice sarebbero assolutamente “discutibili le affermazioni del consulente tecnico sul fatto che il deposito di rifiuti speciali non autorizzato, quali i rifiuti ferrosi del tipo Tenax, sarebbe del tutto legittimo e non comporterebbe alcuna violazione, quasi che la coltivazione di una cava fosse la giusta occasione per liberarsi gratis di rifiuti speciali il cui smaltimento costituirebbe un costo per il produttore, e ciò a prescindere dalla loro pericolosità che può al più aggravare il fatto.”

Insomma, quando avevamo rispolverato le analisi dell’Arpa, che aveva rilevato la presenza di materiale di provenienza industriale con sforamenti nei parametri di metalli pesanti, tutti i torti non li avevamo. E gli attivisti di Terre di Zara lo sanno bene: “La condanna del tribunale di Mantova alla ditta Bacchi spa dimostra che il nostro lavoro, fatto di anni di battaglie giornalistiche e raccolta di documentazione, non è stato vano. Lì c’è scritto che avevamo ragione noi, non eravamo dei visionari e ora il Tenax va rimosso”.

Il Comune di Viadana ha già annunciato di voler stanziare 15mila euro per la rimozione del materiale dalla cava dismessa. Troppo pochi, secondo il comitato: “A fronte degli oltre 300mila ricevuti a garanzia dalla ditta responsabile, questi non sono che un semplice rappezzo”. Ma qui parte un’altra vicenda, che comincia adesso. Intanto il primo granello è stato mosso, continueremo a scavare.

Qui il link alla sezione del webdoc su cava caselli -> http://www.lemanisulfiume.com/cava-caselli