Restare attaccati ai fatti. Cosi nasce un’inchiesta. Diario di Anziano, Ciraolo, Soini

di Edoardo Anziano, Gabriele Ciraolo e Giovanni Soini
team finalista categoria video inchiesta

Appunti scritti di fretta, note vocali riascoltate mentre siamo già altrove, documenti che crescono mentre proviamo a stargli dietro. Non è ancora un’inchiesta, ma ci gira intorno: prende forma mentre la attraversiamo. Ogni giorno aggiunge qualcosa e, insieme, sposta il punto da cui guardiamo. Ci obbliga a tornare indietro, a riscrivere, a rimettere in fila.

Il 24 marzo 2026 è stato l’inizio. Roma, sede Rai di via Alessandro Severo, presentazione dei finalisti. La sala piena, un’aria tesa e viva. Giacche stirate, mani un po’ sudate. Seduti nelle prime file, a metà tra spettatori e qualcosa che ancora non ha nome, con la testa già altrove: documenti, fonti, strade possibili.

È anche la prima volta che ci vediamo tutti e tre insieme. Fino a quel momento solo call, messaggi, file condivisi. Dal vivo cambia tutto: le cose prendono peso, diventano più immediate. Da quel giorno è passato un mese.

Stiamo imparando a lavorare insieme mentre lavoriamo. Ci conoscevamo a coppie, ma così è diverso. Le città sono diverse, i tempi anche: ci muoviamo tra treni, incastri, chiamate che si allungano. Per non perderci abbiamo costruito un masterfile condiviso, una mappa provvisoria che cresce insieme al materiale.

Le ipotesi si aprono su più piani, tutte collegate. Proviamo a restare attaccati ai fatti, senza farci trascinare né dalla tentazione di spiegare tutto troppo in fretta né da quella di perderci. Entriamo, usciamo, ripartiamo.

Le domande aumentano più delle risposte. Le scriviamo, le rimettiamo in ordine, le rimettiamo in discussione. È da lì che stiamo provando a trovare una direzione comune. Per ora, ancora in movimento.