
di Jessica Perra e Davide Traglia
Follow the money. È una delle regole più antiche del giornalismo investigativo, ma da sola non basta, perché seguire i soldi significa, prima di tutto, seguire le tracce, verificare documenti, incrociare le fonti, tornare negli stessi luoghi o fare un’altra telefonata quando si pensava di aver finito. Noi abbiamo provato a seguirla alla lettera, questa regola, spostandoci da una città all’altra. Se c’è una cosa che questo lavoro ci ha insegnato è che il giornalismo, prima ancora di essere scrittura o montaggio, è un modo di attraversare i luoghi e parlare con le persone.
Milano, Venezia, Firenze, Pisa, Bologna, Roma. Stazioni, marciapiedi incandescenti, treni in ritardo e zaini sempre troppo pieni. Il caldo è diventato parte del racconto. A Venezia c’è chi cammina cercando il bordo d’ombra di un palazzo, a Roma e Firenze, qua e là, gli ombrellini colorati dei turisti per ripararsi dal sole. C’è chi ci ha ricevuto con l’aria di chi concede un favore e chi, invece, ci ha aperto la porta di casa come si apre a un vicino, quasi sollevato di poter raccontare come stanno le cose.
Poi, ogni sera, il viaggio continuava davanti al computer. Più che la stanchezza, a farsi sentire è soprattutto il tempo che corre, tra interviste ancora da chiudere e la scaletta di montaggio che cambia. Poi ci sono il voiceover da riscrivere, il montaggio e le musiche.
In questi mesi, gran parte del nostro lavoro è consistito nel “seguire i soldi”. A tratti abbiamo provato a interpretare questa espressione nel senso più letterale possibile, spostandoci da una città all’altra nella speranza di arrivare al momento delle repliche tanto attese con la giusta dose di cazzimma in corpo. Ogni città ci ha restituito un pezzo diverso della stessa mappa: chi decide, chi resta fuori. Forse, però, il senso del viaggio è proprio scoprire che, prima ancora di raccontarla, una storia bisogna percorrerla fino in fondo.





