
di Veronica Di Benedetto Montaccini e Francesca Candioli
Il sogno si è avverato, la nostra inchiesta è stata selezionata. Adesso bisogna impegnarsi veramente. Il primo mese di lavoro è stato una corsa tra interviste, treni da non perdere e nuove piste da approfondire.
Quei giorni di gennaio passati a Roma in una full immersion in cui quasi non sapevamo più cosa stesse accadendo nel mondo esterno, concentrate solo sull’argomento da proporre al Premio Morrione, non sono stati inutili. Ci hanno permesso infatti di creare una rete di contatti che ora, nella fase operativa, ci sta aiutando moltissimo.



Non lo nascondiamo: a volte si litiga. Non sui contenuti, visto che abbiamo entrambe un’attenzione particolare e quasi maniacale alla preparazione delle interviste. Ma è sulla parte tecnica che scivoliamo: un radiomicrofono che non funziona proprio mentre parte il ciak, uno slider che arriva in ritardo o un hard disk pericolosamente in giro tra Roma e Bologna bastano per far partire un’accesa discussione. Forse è normale, quando si tiene così tanto ad un’inchiesta.
Più andiamo a fondo, più appaiono dei filoni da seguire che neanche ci attendevamo. In alcuni momenti ci sembra un’impresa più grande di noi. Poi però i primi intervistati ci dicono “ragazze, siamo con voi. E’ importante denunciare questa truffa: potete aiutare molte famiglie con il vostro lavoro!”. Rimboccarsi le maniche è obbligatorio.






