
Chiara Cazzaniga, inviata di Chi l’ha visto? di Rai 3, è al suo secondo mandato da tutor. Il primo era stato nell’ottava edizione. Quest’anno accompagnerà il gruppo finalista nella categoria video inchiesta composto da Ilenia Cavaliere e Alessandro Masella.
Appassionata di Medioriente, è stata a lungo in Libano, in Siria, in Palestina e nello Yemen per studiare arabo e viaggiare. Dall’attacco alle torri gemelle studia l’evoluzione del terrorismo islamico sul web, dai primi video di al Qaeda ai canali ufficiali di Daesh. Ha frequentato la Scuola di giornalismo di Urbino dal 2002 al 2004. Giornalista professionista, ha collaborato con il Sole24Ore. Ha iniziato a lavorare in tv nel 2005 come inviata di Enrico Mentana per la trasmissione Matrix. Dopo Mediaset, passa in Rai lavorando per alcune trasmissioni tra cui “L’ultima parola”, “Presunto colpevole” e “Leader” di Lucia Annunziata. Dal 2013 lavora con Federica Sciarelli come inviata per “Chi l’ha visto?”. Nel 2015, grazie al supporto di Federica Sciarelli – dopo un anno di ricerche – trova e intervista in Inghilterra Ali Ahmed Rage detto Gelle, supertestimone dell’omicidio Alpi Hrovatin. Grazie a quell’intervista i legali di Hashi Omar Hassan – unico condannato per il duplice omicidio – possono chiedere la revisione del processo che l’ha condannato a 26 anni per un delitto mai commesso. Nell’ottobre 2016 – dopo aver passato 17 anni in carcere da innocente – Hashi Omar Hassan viene assolto dal tribunale di Perugia per non aver commesso il fatto. Con questa inchiesta ha vinto il premio Articolo 21. Nel 2022 ha ricevuto il Testimone del Premio Morrione, nel 2023 il Premio speciale “Giornalista investigativo dell’anno”, nell’ambito della 5a edizione dei Forensic Awards e nel 2024 il premio “Giornalista in prima linea” al 13o festival sul giornalismo d’inchiesta delle Marche.
Anche per lei cinque domande per capire come vive il suo mestiere e il ruolo di tutor del Premio Morrione
- Hai accettato di nuovo di essere nella squadra dei tutor. Come vivrai questo “secondo mandato”?
Con molto entusiasmo. Mi piace pensare di poter essere “utile”, in qualche modo, a dei giovani che si avvicinano alla nostra professione, che per me rimane la più bella del mondo! Veder nascere un’inchiesta, discutere, scambiarsi opinioni e punti di vista, mettere al loro servizio la mia “esperienza”… e sicuramente imparare da loro. Tra l’altro quest’anno – con la mia squadra – affrontiamo un’inchiesta “classica”, sul campo, da costruire. Sarà un gran bel lavoro, li vedo motivati! - Cosa ti aspetti questa volta dagli under30 giunti in finale?
Che siano curiosi. Che non abbiano paura di chiedere. Sempre. Che sappiano ascoltare, elaborare e analizzare le situazioni senza pregiudizio. E che siano in grado di fare un passo indietro – e rielaborare il proprio lavoro – se la loro inchiesta dovesse prendere una direzione inaspettata. - Guardando al giornalismo di inchiesta, secondo te ci sono dei mutamenti, delle sfide nuove che i giovani under 30 dovrebbero considerare?
Sicuramente il fact-checking rimane, al momento, una delle “sfide” più importanti – e faticose – da fare in modo rigoroso. In un flusso di informazione continua, veloce e a volte “esasperata” dall’arrivare “primi”, controllare le notizie e verificare le fonti è vitale. Bisogna saper usare open data e open source, ma allo stesso tempo non dimenticare che andare “sul posto”, parlare con le persone e verificare i fatti di persona è fondamentale. Soprattutto costruire un rapporto di fiducia reciproco con le fonti. E chiedersi sempre, ribadisco sempre, perché una fonte ci sta mettendo a disposizione un documento o una notizia. - Che libro consigli di leggere a chi ha la passione per l’inchiesta giornalistica?
“A sangue freddo” di Truman Capote. - Un’inchiesta degli ultimi anni da segnalare ai giovani che stanno approcciando al mestiere di giornalista?
Ce ne sarebbero tante da citare e non voglio fare torto a nessuno. In generale consiglio – anche nella scelta di cosa leggere o guardare – di non fermarsi davanti alla “apparenze”. Spesso le piccole storie sono le più difficili da raccontare. Bisogna saperlo fare.





