
L’inchiesta inizia a prendere forma. Una forma dinamica che si modella sulla base degli elementi via via acquisiti. Continuo ad aggiungerne. La stesura mi suggerisce di verificare dati, articolare accenni, integrare dettagli, prendo nota e la lista sembra non volersi esaurire mai.

Ma anche volendo raggiungerli fisicamente, bypassando difficoltà logistiche dovute a tamponi e quarantene, il tempo a disposizione non mi avrebbe consentito di spostarmi tra Canada, Svezia, Georgia, Francia, Belgio. Resta il rammarico. Prendere un aereo, porre domande dirette all’interlocutore frontale che la vicenda trattata l’ha vissuta in prima persona e si spende volentieri è la parte più gratificante del lavoro. Oddio, non tutti i contatti mostrano condiscendenza, qualcuno lo devo rincorrere per poi scoprire che non ricorda, qualcun altro mi disillude subito.

E ci si mettono pure gli imprevisti domestici. Un giorno il bagno mezzo allagato per la rottura di un tubo. E appena risolto l’inconveniente, il condizionatore d’aria dà forfait nel momento più afoso dell’estate, dopo 15 anni esatti di efficienza, dai mondiali del 2006 agli europei appena conclusi. È curioso che entrambe le competizioni le abbia vinto la nostra nazionale. Qualcosa vorrà dire. Una nota positiva.
Dopo mesi di riunioni su Zoom finalmente a Roma incontro di persona la mia tutor Barbara Schiavulli, disponibile come sempre. Mi accoglie nella sua casa traboccante di libri e di oggetti raccolti durante le missioni, e mi allunga qualche dritta sulla prima parte ormai conclusa e visionata assieme. Ci concediamo nel mezzo un pranzo veloce in una gastronomia di Monteverde. Lei è una buona forchetta, io piuttosto frugale, in compenso lei è astemia, io non disdegno una birra. Commensali a metà, ci prendiamo un po’ in giro a vicenda e beviamo acqua minerale a volontà. Bene, si torna al lavoro, la seconda parte è a buon punto.




