
di Maurizio Franco, Matteo Garavoglia, Ruggero Scotti
“Il mio massimo desiderio, quello che più mi turbava, tentava e attraeva, era di per sé estremamente modesto: la pura e semplice azione di varcare la frontiera.” Con queste parole il grande giornalista polacco Ryszard Kapuściński inizia il suo libro “Viaggio con Erodoto”. Mentre uno di noi lo sta leggendo sul sedile di dietro gli altri due decidono che con queste parole è opportuno iniziare questo nuovo resoconto del nostro viaggio. Siamo infatti approdati alla fase del mestiere che più si fa con i piedi, quella fase fatta di incontri con le persone e le loro storie.
In questo ultimo mese, bruciati da temperature proibitive e sfiancanti, abbiamo ascoltato con attenzione le ragioni di decine fra cittadini, associazioni e istituzioni guidati dal desiderio di attraversare la frontiera dei fatti; metaforicamente ci siamo spostati da Roma sull’unico mezzo che deve imparare a padroneggiare chi vuole fare per bene questo lavoro, la domanda, ma in realtà abbiamo visitato il Sud e il Nord del Paese muovendoci in auto e in treno. Sempre secondo il più celebre dei reporter europei, sono proprio i luoghi del viaggio – nel nostro caso autogrill e stazioni – quelli che più incarnano il grado di civiltà di un paese e stazione per stazione davvero non si può fare a meno di notare le differenze e le difficoltà che vivono ogni giorno milioni di cittadini italiani costretti a spostarsi per vivere. Se ne discute fra noi e ci si interroga persino più delle cose che abbiamo da fare.

Tornati a Roma dopo l’ultima delle trasferte ci siamo resi conto che siamo ormai quasi alla fine del nostro viaggio per il Premio Morrione e per il nostro gruppo come la fine tenga in scacco ogni mossa durante il percorso quotidiano inizia a diventare qualcosa di serio con cui dover fare i conti.

Grandangolo e zoom devono ballare una danza armoniosa, accompagnati dalle grafiche e dalle funzioni di interazione, fondamentali in un tipo di progetto innovativo come quello che ci apprestiamo a consegnare per veder pubblicato o, in altre parole, per veder finalmente realizzato l’incontro con l’altro: lo scopo finale di ogni viaggio, anche del nostro.




