Gian Carlo Caselli

In magistratura dal 1967 – Giudice Istruttore presso il Tribunale di Torino fino al 1986. Si occupa di tutte le inchieste per fatti di terrorismo commessi da Brigate Rosse e Prima Linea dal 1973 al 1984 rientranti nella competenza di detto Tribunale; tra l’altro, raccoglie le dichiarazioni dei “pentiti” Patrizio Peci (Br) e Roberto Sandalo (Pl) che determinano il crollo verticale, in tutt’Italia, delle due organizzazioni criminali;
Dal 1986 al 1990 è componente del Consiglio Superiore della Magistratura, in qualità di membro togato eletto nelle liste di “Magistratura Democratica”;
In data 17.12.1992 è nominato Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, sede alla quale ha chiesto di essere destinato dopo le stragi di Capaci e Via d’Amelio che avevano causato la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino;
Del nuovo incarico prende possesso il 13 gennaio 1993;- sotto la sua direzione la Procura di Palermo consegue significativi risultati, sia in termini di organizzazione dell’ufficio, sia in termini di attività di contrasto delle varie forme di criminalità, quella mafiosa in particolare;
Fra i principali risultati del periodo 1993-1999 si possono ricordare: riassumere come segue:
1. 89.655 persone indagate (delle quali 8.826 per fatti di mafia) e 23.850 rinviate a giudizio (di
cui 3.238 per mafia);
2. inchieste anche sul versante nevralgico dei rapporti fra mafia e politica-affari- istituzioni
(processo Andreotti, Carnevale, Mannino, Dell’Utri e altri);
3. 650 ergastoli inflitti all’esito di inchieste condotte dalla Procura distrettuale;
4. circa 10.000 miliardi di lire il valore dei beni sequestrati alla mafia dalla Procura distrettuale;
5. arresto di latitanti (Totò Riina, Leoluca Bagarella, Giovanni ed Enzo Brusca, Pietro Aglieri,
Vito Vitale, Mariano Tullio Troia, Vincenzo Sinacori, Filippo e Giuseppe Graviano, Raffaele,
Domenico e Calogero Ganci, Giuseppe e Gregorio Agrigento, Francesco Paolo Anselmo,
Mico Farinella, Giuseppe La Mattina, Natale Gambino, Antonio Mangano, Salvatore Grigoli,
Pietro Romeo, Gaspare Spatuzza, Francesco Giuliano, Cosimo Lo Nigro, Fifetto Cannella,
Pino Guastella, Nicola Di Trapani, Salvatore Cucuzza, Giovanni Buscemi ed altri) per numero
e “caratura” criminale senza precedenti; (Santino Di Matteo).

Direttore del D.A.P. (Dipartimento amministrazione penitenziaria) e componente dell’unità provvisoria di cooperazione giudiziaria europea denominata “pro-Eurojust”, con sede in Bruxelles; infine a Torino, Procuratore Generale della Repubblica dal 2002 e dal 2008 Procuratore Capo; in pensione dal dicembre 2013.
Attualmente Dirige ( in Coldiretti) la segreteria scientifica dell’Osservatorio sulle Agromafie.
Collabora attivamente con “Libera” e con il “Gruppo Abele” (associazioni facenti capo a don Luigi CIOTTI);
In tale ambito ha avuto modo di svolgere varie importanti attività con Roberto Morrione;
Recentemente è stato nominato Presidente nazionale onorario di “Libera”.
E’ collaboratore di quotidiani e periodici. Tra le pubblicazioni si segnalano:

– L’eredità scomoda (in collaborazione con A. Ingroia e M. De Luca – Feltrinelli 2001) – ripreso
con aggiornamenti nel volume “Vent’anni contro” del 2013 – ed. Laterza);
– Saggio introduttivo (in collaborazione con A. Ingroia) a “Che cos’è la mafia” di Gaetano
Mosca; Laterza 2002;
– Un magistrato fuori legge ( Melampo 2005);

– A un cittadino che non crede nella giustizia ( in collaborazione con L. Pepino – Laterza 2005);
Di sana e robusta Costituzione ( con Oscar Luigi Scalfaro – ADD editore 2010);
– Le due guerre – perché l’Italia ha sconfitto il terrorismo e non la mafia ( Melampo 2009);
– Assalto alla giustizia ( Melampo 2011);
– Nient’altro che la verità (con Mario Lancisi – PIEMME Editore 2015).

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