
Nel corso della loro esistenza, i Cpt, poi Cie e infine Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio) sono stati promossi da governi di qualsiasi colore, prima con la legge Turco-Napolitano, poi con la Bossi-Fini, fino ai provvedimenti degli ex ministri dell’Interno Minniti e Salvini. Il governo di Giorgia Meloni è tornato a spingere su un potenziamento di queste strutture con altri 42,5 milioni di euro stanziati nella legge di bilancio e una semplificazione delle procedure per raggiungere l’obiettivo di un centro per regione, così come previsto dal decreto Cutro, appena diventato legge.
L’inchiesta Sulla loro pelle, vincitrice dell’undicesima edizione del Premio Morrione, ha affrontato alcune delle morti causate da questo sistema – circa 30 in 25 anni – oltre a raccogliere testimonianze e denunce sulle condizioni di vita nei Cpr. Ma soprattutto, ha documentato dall’interno la violazione dei diritti di persone che vengono rinchiuse solo perché sprovviste di permesso di soggiorno, senza che abbiano commesso alcun reato.

Dal liceo linguistico Manzoni al Severi Correnti, passando per il Carducci, gli studenti e le studentesse hanno approfondito il tema, nella speranza di far conoscere la realtà dei Cpr il più possibile, perché spesso assente dal dibattito pubblico e sconosciuta al cittadino comune. Dopo l’interrogazione presentata dall’europarlamentare dei Verdi Ignazio Corrao, ora l’obiettivo è portare l’inchiesta all’interno delle istituzioni italiane, per stimolare una riflessione pubblica e spingere verso una chiusura definitiva dei centri.
Il tema è di assoluta urgenza. Lo testimonia anche l’attuale braccio di ferro tra Pisa e Firenze per l’apertura di un Cpr sul territorio, visto come opportunità economica da cogliere. Oppure la richiesta presentata al governo nazionale dal Consiglio comunale di Torino per la chiusura definitiva del Cpr di via Brunelleschi, dove la struttura è stata danneggiata da alcune proteste partite per denunciare le “orrende condizioni di detenzione”, come riporta No Cpr Torino. La risposta, però, è stata ancora una volta la stessa: ricollocazione delle persone trattenute nelle altre strutture, mentre il rischio è che il centro del capoluogo piemontese riapra dopo una nuova ristrutturazione.






