Virtù cardinali e linguaggi contemporanei per fare inchiesta: intervista al tutor Sacha Biazzo

Giornalista d’inchiesta e videomaker, Sacha Biazzo è a capo di Backstair, il team investigativo di Fanpage.it, e siamo onorati che abbia accettato di essere uno dei cinque tutor giornalistici della undicesima edizione del Premio Roberto Morrione per il giornalismo investigativo. Le sue inchieste sono diventati casi di studio. E’ successo con Bloody Money” e “Caso Provolo”, entrambe realizzate per Fanpage.it

Per conoscere meglio la sua idea di giornalismo e in che modo affiancherà i suoi finalisti gli abbiamo rivolto sei domande. Di seguito trovate l’intervista completa.

  • Perché hai accettato il ruolo di tutor del Premio Morrione? Che cosa significa per te?

Come capo servizio del team d’inchiesta di Fanpage.it sono sempre alla ricerca di storie originali e di giovani inchiestisti. Il Premio Morrione è il primo posto dove tocca fare scouting perché le sue lineup di finalisti raccolgono anno dopo anno sempre le energie migliori. Ricordo che più di dieci anni fa, quando muovevo i primi passi nel giornalismo, provai a candidarmi al Premio, ma non passai neanche la prima selezione. Essere stato chiamato oggi addirittura come tutor mi onora e mi investe di una bella responsabilità.

  • Cosa ti aspetti dai giovani under 30 che seguirai nella realizzazione dell’inchiesta?

Mi aspetto che sappia parlare ai suoi coetanei, che il suo approccio alla realtà sia contemporaneo e quindi per forza innovativo. Vorrei che fosse lui ad insegnarmi delle modalità diverse e inesplorate di seguire le storie in profondità e che fosse costantemente (e, forse, disperatamente) alla ricerca di un linguaggio originale con cui raccontarle.

  • Quando hai capito che avresti fatto del giornalismo il tuo mestiere?

Non l’ho mai capito, lo metto continuamente in discussione questo mestiere. Cerco di non sopravvalutarlo, ma allo stesso tempo di non dimenticarmi che la verità è l’arma più potente contro le ingiustizie e per raccontarla c’è bisogno di qualcuno che faccia questo per professione.

  • Quale consiglio su tutti ti senti di dare agli under 30 che realizzeranno il progetto d’inchiesta insieme a te?

Di interessarsi di quello che gli interessa, perché se non interessa neanche a loro è difficile che possa interessare a qualcun altro, e poi di seguire diligentemente le virtù cardinali (prudenza, temperanza, fortezza e giustizia, ndr)

  • C’è un’inchiesta che consideri un esempio da seguire? Quale e perché? Una video inchiesta in particolare?

Nel settore più specificamente investigativo, e quindi in quel settore che ha come scopo quello di far venire alla luce una verità che altrimenti rimarrebbe celata, direi The Mole: Undercover in North Korea” di Mads Brügger, un’inchiesta difficilmente eguagliabile, ma che ci insegna che la meccanica con cui si indaga la realtà è tutto e che entrando in profondità anche nella storia più piccola non sai mai cosa potrebbe venire fuori.

  • Che libro consiglieresti di leggere a chi vuole fare del giornalismo il proprio mestiere?

Sempre a proposito di meccanica posso consigliare il Trattato di funambolismo” di Philippe Petit, sia perché nella realizzazione di un sogno la cosa più complicata potrebbe non essere camminare in bilico su una fune a 450 metri d’altezza, e già su questo le metafore col nostro mestiere si sprecherebbero, ma entrare in un edificio senza essere visti.